Passa ai contenuti principali

Post

Visualizzazione dei post con l'etichetta Antropografie

Il mistero delle celebri apparizioni: una storia cremasca

Aprile, l’1, del primo anno D.C. (dopo covid).  Crema.  È passato del tempo dal primo incontro. Molti dei particolari di allora mi risultano ancora familiari. Le sensazioni, i ragionamenti e le emozioni che ne scaturirono sono vive e reali, ma sono cambiati così tanti calendari che accettarle ora è più facile. Mi hanno detto che scriverne mi aiuterà. Lo spero, perché non credo di aver superato tutto. Non mi turba pensare alla catena degli eventi, quanto più  alla sostanza stessa di quegli incontri, l'attimo da cui si è originato il tutto, la precisione della coincidenza, il caderci dentro fin sopra le braghe. Perché io? Mi sono deciso a ricucire la trama degli eventi sapendo che il peggio è passato, eppure sopravvive e perturba, non posso negarlo, l'idea che un dettaglio continui a sfuggire.  Era una mattina come un’altra. L’aria fresca della primavera mi prendeva a schiaffi sul volto tumefatto dal sonno. Cavalcavo la mia fidata  Frejus  grigio Londra,...

Un'esperienza intensa

San Francisco, un giorno come un altro.   Macchine, camion e passeggini intasano ogni via della città. Anche i cunicoli più sconosciuti sembrano una zona di villeggiatura, tante sono le persone che incontro.  Da qualche minuto mi aggiro tra i parcheggi con la verve di un hippy che ha appena smaltito un trip iniziato nel 1972. Mi sembra di scorgere uno stallo vuoto in una via laterale. Libero la frizione e mi ci avvento. Lo riempio in due manovre, da bravo italiano medio. Il luogo dell’appuntamento dev’essere a un centinaio di metri. “Domattina si presenti qualche minuto prima delle ore 9”, mi ha consigliato la farmacista. Guardo l’orologio: le 8 e 35.  Per un pelo. Occhiali da sole, mascherina e sono in strada. La fresca brezza della metropoli scivola dai tetti delle case e mi agguanta le caviglie. Mentre cammino, sguaino lo smartphone e controllo l’indirizzo dell’appuntamento. Lo inserisco in Google Maps per accertarmi sia ancora lì, proprio dove l’avevo trovato ie...

Talamore

Una cosa di cui vado fiero sono i miei sogni: giovani e ribelli. Dico giovani perché non c’è nulla di pratico in ciò che il cervello mi propone nottetempo, proprio come in ogni esistenza che non si sia ancora arenata nella fase adulta. Quando si è giovani tutto è ideologico, teorico, impalpabile; così è anche nelle mie perturbazioni oniriche.  Sogno di volare e teletrasportarmi e fare cose che infrangono ogni regola fisica. Vivo alla grande, senza il minimo rispetto delle conseguenze o delle regole sociali. E quando faccio l'amore, ah!, lo faccio in modo astratto e surreale; con persone che non sono persone - e che nonostante ciò non sempre accondiscendono alla mia libido; dentro a spazi che non hanno dimensione; in un tempo che si restringe e si dilata proporzionalmente al piacere. Un atto erotico di pura fantasia, come lo è stato per lunghi anni nella mia sofferta adolescenza. Ma non è questo il punto. Ho sempre relegato la concretezza alla vita reale. L’altra notte, però, qualco...

è successo di nuovo

[pubblicato su facebook il 26-ott-2020]  Regaz, poteva essere una giornata come molte altre. Infatti pioveva di brutto.  Mi trovavo seduto in una specie di saloon davanti a un intimo comizio di signori dall’aria distinta. Nonostante le maschere a metà volto, riuscivo a distinguerli piuttosto bene. Li conoscevo quel tanto che bastava a leggergli in quelle maledette pupille di piombo ogni pensiero, peccato e opinione che gli strillava nella scatola cranica.  Il Vostro Devotissimo aveva da poco finito di cantargliene quattro con una performance oratoria niente affatto male: 20 minuti di verità e scienze condite a polvere da sparo, dosi generose di pallottole temperate per ogni loro controproiettile scagliato a mezz’aria - se capite cosa intendo.  Quello davanti a me se ne stava con le gambe aperte più del porto di Lampedusa, lo sguardo di sbieco a metà tra torcicollo e Clint Eastwood e la mano destra appoggiata sulla coscia, come a domare una fondina troppo irrequieta p...

natura e cultura

[pubblicato su facebook il 22-mag-2020]  Regaz, c'è qualcosa che mi sfugge - ancora non capisco cosa.  In questa quarantena ho scoperto di avere una dote notevole: perdere tempo in maniera originale. Ecco una breve lista di esempi: - domattina leggerò almeno 40 pagine. Tradotto: tre ore nel giardino, interrogando piante e piantine con la lente d'ingrandimento; - stasera mi guardo un film. Invece: quattro ore a riordinare libri tramite una scala che va da pulp a Stefano Benni; - oggi scrivo un po'. E poi: pomeriggio con le mani nell'armadio. Per trovare cosa? Insomma regaz, ogni giorno una cazzata diversa. Se ci pensate, è incredibile quanti modi per procrastinare esistono. Più si cerca di mettere ordine e meno ce la si fa, perché all'aumentare dei buoni propositi cresce la percentuale di fallimento. Che poi alla fine, se la vogliamo buttare sulla matematica, tutto si risolve con la classica formula:  buoni propositi = 1 / 'sticazzi. Per scappare dalle buone inte...

prima del primo

[pubblicato su facebook il 1-mag-2020]  Regaz, ci sono due tipi di persone al mondo: chi in un albero ci vede la vita e chi invece solo una pianta.  Io ci ho sempre visto una casa. E come me anche pochi altri, tutti amici miei. Gente giusta, col cervello nelle mani.  Eravamo una manciata di lavoratori senza barba né stipendio, ben oltre i concetti della legge e dello sfruttamento: biosindacalisti allo stato puro. Cercavamo il futuro senza guanti tra i rovi di more. A quei tempi per noi era un po' come sentire un richiamo ancestrale. Le sirene flautavano tra i rami e le foglie degli olmi e degli aceri. E noi le seguivamo arrampicandoci con passione, mossi dall'esigenza di staccare i piedi dal suolo, di evadere dai pomeriggi fatti di quaderni e merendine preconfezionate.  Aspettavamo la campanella del fine settimana come si aspetta la gloria eterna. Pura libidine quando l'ombra delle case si spegneva dietro alle porte cespugliose del bosco, sgommando addosso ai crucci ...

ha un'audience potentissima

[pubblicato su facebook il 10-apr-2020]  Point San Quentin, braccio Sud Anche stamattina me ne stavo spalmato sul divano a sfogliare i quotidiani online, umettando l'indice per cambiare meglio la pagina. Mi ha colpito in particolare una notizia: da marzo a oggi in provincia di Cremona circa 300 persone non hanno rispettato le leggi, cioè decreti, ordinanze, norme e normucce, codici, codicilli e coccodrilli. Morale: 300 – TRECENTO – delinquenti. Per stanarli l'apparato di polizia ha messo in campo task force specializzate. Questura, commissariato, Stradale, PolFer, reparti di prevenzione crimine. Ora che ci penso, inizia ad insospettirmi anche mia madre. Fatto sta che nel giro di una quaresima hanno eseguito più di 7 mila – SETTEMILA – controlli. Non so dire se sono tanti o pochi – mi limito a scriverlo in maiuscolo. Ho provato a confrontare i dati ma non ho trovato risposte. E questo per una ragione molto semplice: non ho trovato dati. Numeri e statistiche esistono sicuramente,...

consulenza d'amore

[pubblicato su facebook il 13-mar-2020]  Point San Quentin, braccio Sud È iniziata una nuova settimana, almeno così dicono. Non so come sia successo, fatto sta che mi sono svegliato con la primavera nelle mani. Mosso da un desiderio di rinnovo, ho aperto un vecchio armadio stracolmo di libri delle scuole superiori.  Ravanando tra manuali, insufficienze e rimproveri mi è saltato in mano un vecchio diario. Intonso, come nuovo. L'ho fatto frusciare sfogliando velocemente le pagine; in risposta mi ha spernacchiato un foglio a quadretti ripiegato a metà. Incuriosito l'ho aperto: «Amore – recita l'incipit – ti sto scrivendo perché sento il bisogno di dirti una cosa, che ti dico tutti i giorni ma che non basterebbe gridare nemmeno se ci fosse l'eco a ripeterlo all'infinito: ti amo veramente tanto!». Una lettera d'amore! Con un balzo ero a letto in perfetta posa Cioè: pancia in giù e gambe all'aria, mobili come le zampe del felino paffutello che saluta alla cassa de...

panico e disprezzo a venezia

[pubblicato su facebook il 19-gen-2020]  Regaz, in laguna tutte le strade portano al vaporetto. Ma non è questo il punto.  Seduto al tavolo di un classico bacaro locale ripercorro il terrore di qualche attimo fa. Addento la mia pietanza al doppio manzo e cheddar e ringrazio il cielo di averla scampata. Quello che sto per raccontare potrebbe sembrare fantasia ma vi assicuro che è la più fedele approssimazione alla realtà che il panico mi consenta di ricordare. Per qualche strano caso, quando ho staccato le mani dal volante avevo da poco attraversato il ponte che separa Venezia dalla vita reale. Come sempre quando voglio esplorare una città, ho spento il cellulare e mi sono incamminato in vicoli e viuzze che qui chiamano calle e un sotoportego. Venezia è così: tutto un “ti disi” e “cassi tui”, prima ti seduce e poi t’incula.  Decido di fare la mia prima esperienza anale in un minuscolo locale sorto nell’incavo di via Diqui e calle Ghesboro. Mi lascio tentare da un cartello ...

capodanno, e ritorno

[pubblicato su facebook il 31-dic-2019]  Regaz, la fine dell'anno è il momento peggiore per un ansioso. Per curarmi dal male e dalla grave stanchezza che comporta, me ne stavo seduto al tavolo con la testa tra le mani, e un caffé fumante corretto Stiraben. Dirimpetto, il ferro da stiro marciava fiero su e giù per l'asse comandato dal gerarca di marzapane, un metro e mezzo di bontà e occhi verdazzurri noto ai più come nonna Ago. L'atmosfera era saturata dai borborigmi del pentolone, che solleticato dalle fiamme si lamentava alla sua maniera. Tra un sorso e un'ustione, mi prendevo il tempo di sdottorare su alcuni temi di strettissima attualità. Ragionavo cercando un filo comune a tutte le grandi riflessioni del 31 dicembre: le pazzie del clima; i progetti per il cenone; la confettura preferita dai Compagni di merenda. Temi che di certo mi avrebbero accompagnato anche nel nuovo anno. - Il nuovo anno – esclamo disperato – già! - Cosa ti turba, bèl bé?  –  domanda soffice la...

Pisa 2

[pubblicato su facebook il 15-dic-2019]  Quando resuscito, la prima cosa che noto sono le lenzuola: dritte e dure come il fazzoletto di un sedicenne solitario. Lo stomaco mi si contorce cercando di addestrare il disordine. Troppo tardi. Schiocco le labbra e il primo sapore che sento è la cattiva tenacia del gin tonico. (Mentre l’eco della sbronza mi frusta il torace per intero, cerco di mitigare il danno dimenticandomi di possedere anche una schiena e qualche organo secondario).  Allungo la mano e riesco a indovinare il taccuino sul comò a fianco. Cerco di riattivare la memoria violentando neuroni e sinapsi. Senza rimuovere le ragnatele dagli occhi seziono gli appunti più recenti fino a risalire alle ultime ore della notte. La serata era stata fredda e determinata. Il vento schiaffeggiava senza ritegno le facce compite nascoste tra cappotti e portici. Il miei appunti piangevano miseria. Anche stanotte, a Pisa2.  La conferenza dei cani sciolti s’era risolta in un nulla di ...

una questione di marketing

[pubblicato su facebook il 19-lug-2019]  Règaz, ho incontrato il rettore dell'Università della vita. Ero fuori dall'ufficio a farmi suffumigi con un trinciato di pessima qualità. Ad ogni tiro la deliziosa si accoricava in maniera direttamente proporizionale alla mia aspettativa di vita. Ne ero perfettamente cosciente. Ma me ne fottevo, beatificato dal momentaneo black out dato dalla nicotina e da quel classico tepore subsahariano. Al contrario, ignoravo che l'assurdo, da lì a poco, avrebbe irrotto nel pomeriggio a bordo di un furgoncino bianco.  Veniamo ai fatti. Me ne sto appollaiato appena fuori dall'ufficio, schiena a schiena con la vetrina. Un doblò bianco mi si inchioda amichevole a un paio di metri dalla faccia. Il finestrino si abbassa. - Ooooh, cogliooone! - urla un tofaz dall'abitacolo. Questo mi conosce, penso io.  Chi fosse, lo ignoro tuttora.  Il tizio smonta dal furgoncino e mi porta i saluti di Ettore, il cuggino. Il nome mica mi diceva granché, sia ch...

trent'anni, col volume a stecca

[pubblicato su facebook il 29-giu-2019]  Règaz, c’è niente di peggio dei gomiti bruciati sull’asfalto rovente? Me lo domando mentre le mie terminazioni podaliche si stanno lentamente sciogliendo sulla strada, riproponendomi alla mente l’episodio splatter dell’altro giorno. Stavo tornando al lavoro. Ero in compagnia di Caronte e del suo inimitabile buonumore. La quattroruote presa in affitto ai parènz gridava di dolore sulla lingua infuocata del cavalcavia. L’aria condizionata - ora e sempre, Osanna a Skinner - ciucciava senza pietà l’anima da 1200 ventricoli del povero veicolo, costretta a muoversi con il solo ajuto di un po’ di Verde Super. Giunti in cima, eccoci pronti a spoggettare. Da lassù il panorama proponeva eleganti nuances di Noia Cremasca (© Pantone 2019/b). Tutto attorno si esibivano campi rigogliosi di spighe e poveri di frutti. Campi verdi, campi gialli, campi finché ce n’hai. In mezzo, il grigio puntinista della strada statale. Stavamo quindi apprestandoci a discende...

maggio, ai princìpi di novembre

[pubblicato su facebook il 22-mag-2019]  Regàz, ancora non me ne raccapezzo. Quando ho staccato la testa dal cuscino sembrava che la cineproiezione notturna fosse molto più che una semplice allucinazione - come se gli scheletri avessero traslocato dall’armadio alle lenzuola tutto d’un botto.  Ero uno di quegli scribacchini stipendiati che vanno in giro a raccogliere verità per trasformarle in gradevoli falsità. Il luogo sembrava la sede di un’azienda nota, poniamo la Biganchor cosmetics. Nell’anfiteatro era tutto pronto per accogliere la grande festa finale. Gli ospiti, emozionati, iniziavano a belare in sala. I più emotivi si guardavano attorno saltando sulla sedia. Qualcuno scoppiava mortaretti. Tutti i modi, ad una certa mi teletrasporto a fianco al palco. I tecnici iniziano a calare le luci e intimano agli astanti di chiudere quei cazzo di forni petulanti. Sul palco, un occhio di bue risalta il nulla. Solo la polvere, che danza sospesa nell’aria. Sono attimi, ma sembra un’...

una cronaca cremasca

[pubblicato su facebook il 22-feb-2019]  Era una bella giornata di fine maggio. Lei nacque che il cielo era azzurro e i raggi del sole rimbalzavano qua e là sulle pareti dei vicoli acciottolati. Non ricorda granché dei primi anni, ma di una cosa è certa: dai 16 anni in poi è rimasta la stessa, identica persona. Io però a ‘ste cazzate mica ci credo, e immantinente vi spiego il perché. La prima regola è: mai credere alle cazzate della gente.  Qualche tempo fa camminavo su e giù per i sentieri di Crema Centauri. Zaino sulle spalle, spingevo falcate senza curarmi dello stile. Mi lasciavo trasportare dal guinzaglio dalla mia cana Efedrina, che attirata dai più svariati odori disegnava gimcane tra ciottoli e pali e merde. Mi arrovellavo il pensatoio come spesso faccio quando la prima moka di caffè aggredisce le arterie, bullizzando le povere molecole d’ossigeno.  La scarpagnata si interruppe a metà via.  Figuratevi la scena: un uomo con la barba e i capelli lunghi vi fissa...

caccia al tesoro

[pubblicato su facebook il 5-feb-2019]  Regaz, alla fine quel che conta è essere curiosi. In quel tempo mi trovavo alla tualèt. Sentivo fluire solide certezze e pensieri squisitamente impuri.  Avevo ormai terminato l’ascolto del terzo disco filato dei Pink Floyd e stavo iniziando il percorso di riabilitazione degli arti inferiori, ormai ridotti a un paio di inutili e penzolanti ornamenti. Considerata la prognosi, l’occasione mi era propizia per sviscerare alcune delle questioni che hanno attanagliato le più grandi menti del ventesimo secolo. I dilemmi mi si affastellavano copiosi e si divertivano a intrigarsi l’un l’altro, partorendo quesiti di indubbio spessore etico: come si calcola l’entropia dei rapporti sociali? Un sistema inanimato può essere considerato malvagio? È opportuno salare l’acqua prima che giunga a ebollizione? Saltai alla conclusione che avrei vissuto serenamente anche limitandomi ai cazzi miei. Non so dire il perché di tanta secrezione intellettuale. Forse f...

natale 2018, l'entrée

[pubblicato su facebook il 25-dic-2018]  Quando penso al natale mi vengono in mente le solite tre cose: la vigilia, gli spiriti, il nimesulide – mi seguite, regaz? Lo so che voi pensate alle neve, alla cena, al camino, del buon vino, una famiglia numerosa che conversa di libri e cinema, il pasto buono, i regali e poi la pennica, le foto con i maglioni, la magia della vigilia e tutte quelle cose molto belle e candide – tipo che se ci soffi sopra viene via uno strato leggero di zucchero a velo – ma se proprio devo dirla tutta, credo che alla fine sia solo una questione di doposbronza.  Il mio natale inizia come tutti gli altri, regaz. Se ci pensate, è così anche per voi.  Vi svegliate. Prima ancora di aprire gli occhi lo spirito della vigilia è già lì. Lo percepite con un punto di disgusto, quando vi si avvicina e chiude le labbra a bacio per soffiarvi in faccia il pentimento della sera prima – sa di birrette e stuzzichini megaunti, del sapore acido e alcalino del malto di ...