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maggio, ai princìpi di novembre


[pubblicato su facebook il 22-mag-2019] 

Regàz, ancora non me ne raccapezzo. Quando ho staccato la testa dal cuscino sembrava che la cineproiezione notturna fosse molto più che una semplice allucinazione - come se gli scheletri avessero traslocato dall’armadio alle lenzuola tutto d’un botto. 

Ero uno di quegli scribacchini stipendiati che vanno in giro a raccogliere verità per trasformarle in gradevoli falsità. Il luogo sembrava la sede di un’azienda nota, poniamo la Biganchor cosmetics. Nell’anfiteatro era tutto pronto per accogliere la grande festa finale. Gli ospiti, emozionati, iniziavano a belare in sala. I più emotivi si guardavano attorno saltando sulla sedia. Qualcuno scoppiava mortaretti.

Tutti i modi, ad una certa mi teletrasporto a fianco al palco. I tecnici iniziano a calare le luci e intimano agli astanti di chiudere quei cazzo di forni petulanti. Sul palco, un occhio di bue risalta il nulla. Solo la polvere, che danza sospesa nell’aria. Sono attimi, ma sembra un’eternità. 

Mi rimaterializzo dietro le quinte. E chi ci trovo? Silvio, proprio lui: Abberlusconi. 

- Tutto ok? - gli faccio.
- Andiamocene - biascica con la dentiera traballante - che qui mi sono già rotto le balle.

Siamo su una macchina senza portiere. Il suo abbigliamento è così composto: canottiera bianca, cravatta e pantaloni neri. Io rispondo con un completo a righe rosse e blu e magliettina giallo appassito. La cosa non ci provoca imbarazzo, e così iniziamo a conversare. Mi racconta un sacco di cose, rispondendo con piacere a tutti i miei dubbi. Decido di disinteressarmene e di raccogliere tutto in un cassetto mnemonico automatizzato. Così, intanto che mi parla mi si sdoppia il volto, o almeno così credo, ché da una parte vedo lui e dall’altra il paesaggio di fuori.

Siamo fermi. La campagna è gialla e marrone e grigia, trasandata, come se la natura si fosse dimenticata la primavera.

- È ora di rientrare - mi fa Silvio, cupo in viso.

Non faccio in tempo a dire “ok” che già siamo dietro il palco, lui in abito nero e io con i pantaloni larghi e una maglietta della Vans. Dall’interno i tecnici si sbracciano gridando l’entrata in scena. Il pubblico è in fermento, lo si sente anche da qui.

Silvio fa per entrare, poi si gira e mi guarda con fare serio.

- Ogni relazione, ogni rapporto ti chiederà qualcosa. Non puoi accontentare tutti. La leggerezza è sempre asimmetrica, e spesso scontenterai gli altri. Se lo devi fare, l’importante è che tu lo faccia con stile.

Lo vedo che si incammina verso il sipario. Le luci mi abbagliano, e sento un jingle, che aumenta di volume sempre di più. È un motivetto familiare, lo riconosco. 

Allungo il braccio e spengo la sveglia.

Dicono che la notte porti consiglio. Se c’è, dev’essere questo: non tuffatevi a letto a meno di un’ora e mezza dall’ultima piadina.

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