Passa ai contenuti principali

una questione di marketing


[pubblicato su facebook il 19-lug-2019] 

Règaz, ho incontrato il rettore dell'Università della vita.

Ero fuori dall'ufficio a farmi suffumigi con un trinciato di pessima qualità. Ad ogni tiro la deliziosa si accoricava in maniera direttamente proporizionale alla mia aspettativa di vita. Ne ero perfettamente cosciente. Ma me ne fottevo, beatificato dal momentaneo black out dato dalla nicotina e da quel classico tepore subsahariano. Al contrario, ignoravo che l'assurdo, da lì a poco, avrebbe irrotto nel pomeriggio a bordo di un furgoncino bianco. 

Veniamo ai fatti.

Me ne sto appollaiato appena fuori dall'ufficio, schiena a schiena con la vetrina. Un doblò bianco mi si inchioda amichevole a un paio di metri dalla faccia. Il finestrino si abbassa.

- Ooooh, cogliooone! - urla un tofaz dall'abitacolo.

Questo mi conosce, penso io. Chi fosse, lo ignoro tuttora. 

Il tizio smonta dal furgoncino e mi porta i saluti di Ettore, il cuggino. Il nome mica mi diceva granché, sia chiaro. Ma uno che non si ricorda che mutande ha indosso può mica arrogarsi il diritto di indagare l'identità del prossimo. Così decido di assecondarlo.

In un vortice di saluti, strette di mano e di calorosi uéuagliò sono scivolato poco a poco da rispettabile perditempo a completo imbecille, livello super sayan. Più mi parlava più mi intontivo. E parlava tanto, regaz. Immaginatevi Alberto Angela, poi specchiatelo in un essere immondo in canotta blu e pantaloncini, chessò, dei Chicago Bulls - a giudicare dallo stato di abbandono, deve averli presi alla lettera - e mettetegli in bocca una mitragliata di frasi senza un senso preordinato. 

Dal foro sdentato usciva un fiume di parole che dragava senza bombole. Io lì davanti, ridotto ad annaspare, prototipo dell'ingenuità col self control di un neonato davanti alla tetta. In un amen, i tre chili di pesche che prima se ne stavano tranquilli e parcheggiati nel vano mi si sono istantaneamente teletrasportati in braccio. 

Pim pum pam, gua' qquà che prodtt...
Bla bla bla, 'nti qquà che prof'm...
La mia, la tua, 'sti prodott... Da', caccia fuori quello che cchai - mi fa il Uéuagliò.

In un attimo il trauma cerebrale mi si riassorbe. Tutto si fa chiaro: mi ha inculato alla grandissima. 

Nel pensatoio mi si materializzano le seguenti deduzioni:

a) Ettore, il beneamato cugino, non ha mai avuto il negozio qui a fianco;
b) Ettore, il summenzionato, potrei non averlo mai conosciuto;
c) Ettore, sempre lui, probabilmente nemmeno esiste, o più probabilmente
d) Ettore sono io, e non ho più scampo.

Di tutta risposta, prendo di petto la trattativa. Faccio valere il mio potere d'acquisto da terzo mondo e la spunto sganciando un verdone. Questa piccola conquista mi fa sentire terribilmente figo.

Ogni tanto butto ancora l'occhio a quelle pesche. Le guardo da distante, con sufficienza. Loro sanno che non le odio, ma percepiscono distintamente tutta la mia disapprovazione. E mentre ci penso, lascio che la lingua scivoli lenta sul palato, carezzando quella sensazione di moquette triste e amarognola tipica del frutto ingenuo, di una vita ancora acerba.

Post popolari in questo blog

La lezione del covid: non sappiamo stare soli

  Ci abbiamo provato, abbiamo fallito. L'isolamento non fa per noi . Nonostante la retorica misantropa, che ci rende terribilmente fighi sui cataloghi delle crocerossine, ne siamo usciti fracassati e malconci. Anzi, diciamolo apertamente: ne siamo usciti e volentieri. Siamo tornati al pub, in palestra, a cena con gli amici: l'importante era restare fuori casa. Eppure, delle poche certezze che abbiamo sul futuro, una di queste è che ci aspetta un inverno difficile . E – allerta spoiler – un nuovo isolamento. Il fallimento della prevenzione Isolamento, quarantena, lockdown : a causa della pandemia da coronavirus, la nuova normalità è fatta della stessa sostanza del distanziamento sociale . Detta così sembra facile: ci siamo allenati per mesi interi, sappiamo come funziona. Ma a giudicare dai dati recenti qualcosa è andato storto. Le precauzioni le conosciamo: lavare spesso le mani, indossare la mascherina e, prima di tutto, togliere le dita dal naso. Sondaggi Gallup di una man...

Il mistero delle celebri apparizioni: una storia cremasca

Aprile, l’1, del primo anno D.C. (dopo covid).  Crema.  È passato del tempo dal primo incontro. Molti dei particolari di allora mi risultano ancora familiari. Le sensazioni, i ragionamenti e le emozioni che ne scaturirono sono vive e reali, ma sono cambiati così tanti calendari che accettarle ora è più facile. Mi hanno detto che scriverne mi aiuterà. Lo spero, perché non credo di aver superato tutto. Non mi turba pensare alla catena degli eventi, quanto più  alla sostanza stessa di quegli incontri, l'attimo da cui si è originato il tutto, la precisione della coincidenza, il caderci dentro fin sopra le braghe. Perché io? Mi sono deciso a ricucire la trama degli eventi sapendo che il peggio è passato, eppure sopravvive e perturba, non posso negarlo, l'idea che un dettaglio continui a sfuggire.  Era una mattina come un’altra. L’aria fresca della primavera mi prendeva a schiaffi sul volto tumefatto dal sonno. Cavalcavo la mia fidata  Frejus  grigio Londra,...

Il successo è un privilegio: 4 mosse per non crepare d'invidia

" ...un successo si verifica quando la persona è abile, si impegna e – possibilmente – ha la sorte dalla sua. Per l'insuccesso basta invece che uno solo di questi fattori venga meno ". [da: Idioti: parte dai social la conquista del mondo ]  Lo ammetto fin dalla prima riga: non ne posso più dei motivatori . Non sopporto chi mi vuole insegnare a vivere la vita e men che meno chi mi vuole spronare a tagliare traguardi professionali a tutti i costi.  Da qualche tempo sui social – e in particolar modo su LinkedIn – riverbera il ritornello per cui il segreto del successo è la fiducia in se stessi . Secondo i guru della motivazione, se non hai il lavoro dei tuoi sogni è perché chi ti ha scartato non ha saputo riconoscere il tuo valore. Come succede ai “normali”, è successo anche a professionisti. Qui di seguito, propongo quattro storie  ricopiate pari-pari dai social network, dove hanno spopolato. Sylvester Stallone : prima del successo si ritrovò così disperato da vendere il s...