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caccia al tesoro


[pubblicato su facebook il 5-feb-2019] 

Regaz, alla fine quel che conta è essere curiosi.

In quel tempo mi trovavo alla tualèt. Sentivo fluire solide certezze e pensieri squisitamente impuri.  Avevo ormai terminato l’ascolto del terzo disco filato dei Pink Floyd e stavo iniziando il percorso di riabilitazione degli arti inferiori, ormai ridotti a un paio di inutili e penzolanti ornamenti. Considerata la prognosi, l’occasione mi era propizia per sviscerare alcune delle questioni che hanno attanagliato le più grandi menti del ventesimo secolo. I dilemmi mi si affastellavano copiosi e si divertivano a intrigarsi l’un l’altro, partorendo quesiti di indubbio spessore etico: come si calcola l’entropia dei rapporti sociali? Un sistema inanimato può essere considerato malvagio? È opportuno salare l’acqua prima che giunga a ebollizione?

Saltai alla conclusione che avrei vissuto serenamente anche limitandomi ai cazzi miei.

Non so dire il perché di tanta secrezione intellettuale. Forse fu l’astinenza forzata dalla notti a chiacchierare con Bukowski e Tondelli, che sembravano aver intrapreso una loro personalissima emancipazione dalle mie memorie. Di sicuro fu il sangue, che saltato l’appuntamento al di sotto dell’ombelico aveva preso a riossigenare il cervello una volta di più. 

Fatto sta che mi tornò alla mente un’immagine nitida, impressa nel pensatoio solo poche ore prima. Me ne stavo fuori dall’ufficio, lavorando di labbra e di polmoni su una piccola delizia arrotolata in una striscia di cellulosa non trattata. Davanti a me una berlina color cadavere sfrizionava impazzita. Dentro l’abitacolo, un’ermellina bionda in giacca rossa tentava un trucco alla Copperfield, cercando di far sparire il pollice destro nella narice coordinata. Dopo un paio di ruggiti la macchina svenne fin quasi a spegnersi. La bionda invece continuò a lavorare di gran lena, favorendo l’ascesa dell’unghiato con una innaturale inclinazione del collo. 

Qualche istante dopo la sua espressione tornò umana. Un piccolo sorriso le si materializzò in volto, salutando qualcosa che non so descrivervi. Con un gesto garbato della mano ripose il sorriso e il benvenuto in una tasca. Guardò nel retrovisore, appoggiò le mani sul volante e torse il collo a 160 gradi. Gli pneumatici abbandonarono il posteggio fischiando di dolore. 

Ho appena congedato il mio contatto al Mossad: dall’anagrafe comunale il segreto non trapela. Qualcuno narra di aver visto una bionda in coda allo sportello di un Pago oro in fondo alla strada, e di averla vista uscire soddisfatta con la borsetta insolitamente gonfia. Ma le dicerie stanno a zero. Io, di più, non so. Quel che è certo è che, in alcuni casi, la curiosità è tutto.

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