[pubblicato su facebook il 31-dic-2019]
Regaz, la fine dell'anno è il momento peggiore per un ansioso.
Per curarmi dal male e dalla grave stanchezza che comporta, me ne stavo seduto al tavolo con la testa tra le mani, e un caffé fumante corretto Stiraben. Dirimpetto, il ferro da stiro marciava fiero su e giù per l'asse comandato dal gerarca di marzapane, un metro e mezzo di bontà e occhi verdazzurri noto ai più come nonna Ago. L'atmosfera era saturata dai borborigmi del pentolone, che solleticato dalle fiamme si lamentava alla sua maniera.
Tra un sorso e un'ustione, mi prendevo il tempo di sdottorare su alcuni temi di strettissima attualità. Ragionavo cercando un filo comune a tutte le grandi riflessioni del 31 dicembre: le pazzie del clima; i progetti per il cenone; la confettura preferita dai Compagni di merenda. Temi che di certo mi avrebbero accompagnato anche nel nuovo anno.
- Il nuovo anno – esclamo disperato – già!
- Cosa ti turba, bèl bé? – domanda soffice la nonna.
- Tutto mi turba! A partire da 'sta ridicola fesseria dell'anno nuovo!
- In che senso?
- Nel senso che ci si fa un mazzo tanto e poi tutto si esaurisce, tutto! Sei sopravvissuto a un altro anno? Chissenefrega! Puff! Un attimo dopo sei di nuovo daccapo: un nuovo anno, un nuovo lustro, un nuovo decennio, un nuovo Ventennio.
- Funziona così, lo sai, cerca di razionalizzare la Ago.
- È un'impostura. Tanta fatica sprecata a fare bilanci e buoni propositi, e poi? Te lo dico io: prima il piede destro poi il sinistro. Prima gennaio poi febbraio. Prima l'inverno poi la primavera. Ti suona familiare? Manca la con-ti-nu-i-tà!.
- Sai – prova a mitigare nonna – molti credono nella ciclicità del tempo: un continuo crearsi, trasformarsi e disfarsi della massa e della materia, in una spirale perpetua".
- Sciagura e disgrazia! – replico reggendomi il cuore in fibrillazione – Siamo in trappola!.
- Ma no, sciocchino. Pensaci: significa che ogni domani è una seconda opportunità.
Nonostante un'impalcatura teorica precaria, decido di premiare la poesia e chiederle di spiegarsi meglio.
- Vedi – spiega lei –, in un tempo che scorre lineare ogni giornata che giunge al termine si resetta. Finisce, stop. Quel che hai fatto, hai fatto. Non c'è nessuna possibilità di redenzione, è solo un lento e inesorabile rotolio verso l'infinito.
- L'infinito, brrr! – commento in delay con una punta di terrore.
- Sai perché le persone stilano i buoni propositi?
- Per postarli su Facebook? – indago guardingo.
- Per concedersi un'altra opportunità, una seconda chance.
- Ma se lo sanno tutti che non si può tornare indietro!", sbuffo con un briciolo di spavalderia.
- Immagina una spirale che si apre. Ogni giorno, ogni mese, ogni anno ti ritrovi a transitare attraverso un punto preciso del tuo percorso. A volte ti riconosci, sai chi sei in quel momento; altre volte sai solamente dove ti trovi. I buoni propositi sono come una mappa: mentre passi sulle caselle del tuo tempo, ti ricordano da dove sei venuto e dove vorresti andare, come e perché ci sei arrivato e quale bussola hai scelto di utilizzare.
- Quindi – domando rapito – significa che se qualcosa non mi piace posso correggerlo?
- Non proprio: il tempo e gli eventi non si modificano, ma puoi cambiare il significato che gli dai, l'interpretazione delle azioni, trasformando così...
- ...il senso di un giorno, di un mese, di una vita intera.
Come risvegliato di soprassalto, sollevo gli occhi dalla tazzina. Il caffé alita profumi e fiotti di calore. Il ferro da stiro addomestica grinze e pieghe. Il pentolone, sul fuoco, di tanto in tanto sbuffa e digerisce.
Incrocio gli occhi verdazzurri della nonna. Sembrano divertiti, forse in attesa di qualcosa. Senza perdere il contatto, con un gesto automatico infilo la mano nella tasca della giacca. Ne estraggo una bussola, pesante.
Lei sorride: solo ora mi accorgo che davanti a me c'è una lista vuota, ancora da compilare. Stappo la penna, ricomincio.