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una cronaca cremasca


[pubblicato su facebook il 22-feb-2019] 

Era una bella giornata di fine maggio. Lei nacque che il cielo era azzurro e i raggi del sole rimbalzavano qua e là sulle pareti dei vicoli acciottolati. Non ricorda granché dei primi anni, ma di una cosa è certa: dai 16 anni in poi è rimasta la stessa, identica persona.

Io però a ‘ste cazzate mica ci credo, e immantinente vi spiego il perché.

La prima regola è: mai credere alle cazzate della gente. 

Qualche tempo fa camminavo su e giù per i sentieri di Crema Centauri. Zaino sulle spalle, spingevo falcate senza curarmi dello stile. Mi lasciavo trasportare dal guinzaglio dalla mia cana Efedrina, che attirata dai più svariati odori disegnava gimcane tra ciottoli e pali e merde. Mi arrovellavo il pensatoio come spesso faccio quando la prima moka di caffè aggredisce le arterie, bullizzando le povere molecole d’ossigeno. 

La scarpagnata si interruppe a metà via. 

Figuratevi la scena: un uomo con la barba e i capelli lunghi vi fissa perplesso e distende il dito in direzione delle vostre scarpe. Per non destare sospetti rallentate il passo con fare disinvolto. Giunti a debita distanza, estraete la musica dai padiglioni auricolari e vi parcheggiate davanti a lui, che ancora vi fissa con il dito spiegato. Guardate giù e capite: state camminando sulle acque. 

Un giovane ruscello scorreva placido lungo la via. Originava da una porta scura e piccolina, intarsiata in un’alta parete di cemento special anni ‘40. Gentile ed orgoglioso esplorava la strada fino alla foce, dove i ciottoli deviavano a sinistra in direzione Roma. 

Capite bene che la fama si nutre di circostanze atipiche e quel fatto curioso non aveva certo bisogno di social network per attirare a sé le più svariate attenzioni. 

In pochi minuti si formò un cordone umano a delimitare la sorgente del ruscello. Il concistoro riuniva eminenze di varia estrazione episcopale e le più alte cariche locali, dal fornaio alle buontempone. Appollaiate alle ringhiere del secondo piano, un nugolo di cornacchie si dava di gomito pernacchiando all’appello celebrità e volti noti. 

Le forze dell’ordine giunsero sul luogo pochi minuti più tardi. La scena si presentava inviolata nella sua drammaticità: dalla porta l’acqua continuava a sgorgare felice ed imperterrita, mentre l’assise discettava sulla genesi dell’evento. Il gruppo dei tecnici, assiepato al primo cordone delle eminenze, aveva raccolto abbastanza elementi e si era sbilanciato formulando la terribile sentenza: chiunque fosse il malcapitato, era chiaro quale destino si fosse scelto: sdraiato in una vasca da bagno, sorseggiando Sertralina e Bonarda, per cercare sollievo da una vita di interminabili sofferenze. L’ipotesi iniziò a serpeggiare tra la folla, che ben presto la trasformò nel pezzone da prima pagina. Nella colonna dei commenti qualcuno giurava addirittura di conoscere il protagonista: una persona squisita, effondeva sorrisi a tutti, ma affetto da gravissima depressione. Prognosi: suicidio ineludibile. 

Colto da eroismo, il questurino si avvicinò alla porta - prestando attenzione a non guadare il fiume Jeremy. Bussò. Dall’altra parte nessuno rispose e i presenti iniziarono a intonare il de profundis. Bussò una seconda volta, ma la porta rimase come una tomba. Guardò il collega col berretto e il distintivo: forse disgustato, si voltò di nuovo verso la porta. Il volume del mormorio si azzerò. L’uomo in divisa tirò un respiro profondo, e scagliò il pugno guantato contro la porta per la terza volta.

La piccola tavola di legno gracidò, scostandosi lentamente dallo stipite. Un anziano con più capelli che denti sporse il naso dalla fessura.

- Sa oret? - domandò innervosito.
- Mi scusi - balbettò il questurino - ma... cosa succede?
- Sto lavando i pavimenti.

La porta si richiuse sbattendo.

Gli sguardi degli astanti si incrociarono a malapena. Nessuno fiatò finché l’auto coi lampeggianti si defilò senza rumori. “Sì, beh, io l’ho detto che non c’era da preoccuparsi”. “Si vedeva che era solo una pozzanghera”. “Ciao Sentizio! Anche tu in ferie?”. Pochi secondi, il formicaio si dileguò. 

Nessun giornale riportò la notizia. Sui social qualcuno rimosse un post intitolato “le fogne del sindaco fanno acqua da tutte le parti. Dimissioni!”. 

Oggi l’anziano continua imperterrito a lavare i pavimenti. D’estate, quando il cielo è bello e soleggiato, le mamme montano i braccioli ai figli e li ci portano a giocare. Ma ormai nessuno domanda più com’è iniziata quella storia. E l’anziano, senza denti, continua a sorridere a tutti.

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