[pubblicato su facebook il 25-dic-2018]
Quando penso al natale mi vengono in mente le solite tre cose: la vigilia, gli spiriti, il nimesulide – mi seguite, regaz? Lo so che voi pensate alle neve, alla cena, al camino, del buon vino, una famiglia numerosa che conversa di libri e cinema, il pasto buono, i regali e poi la pennica, le foto con i maglioni, la magia della vigilia e tutte quelle cose molto belle e candide – tipo che se ci soffi sopra viene via uno strato leggero di zucchero a velo – ma se proprio devo dirla tutta, credo che alla fine sia solo una questione di doposbronza.
Il mio natale inizia come tutti gli altri, regaz. Se ci pensate, è così anche per voi.
Vi svegliate. Prima ancora di aprire gli occhi lo spirito della vigilia è già lì. Lo percepite con un punto di disgusto, quando vi si avvicina e chiude le labbra a bacio per soffiarvi in faccia il pentimento della sera prima – sa di birrette e stuzzichini megaunti, del sapore acido e alcalino del malto di whisky conservato male, quello che ti si aggrappa in gola con le unghie. Lo spirito vi punta gli occhi dritto nelle vostre fessure da bancomat, sfoggiando senza eleganza un paio d’occhiaie griffate Grucci. Ancora non connettete ma lui se ne sbatte e inizierà a tamburellarvi i timpani con le classiche nenie di circostanza – qualcuno dirà The Pogues, gli invidiosi diranno acufene. Solo allora cercate la ribellione e con un colpo di reni ricacciate la testa dall’altra parte, innescando il più tradizionale dei miracoli natalizi: tu fermo immobile, perno del mondo, mentre tutto il resto ruota e balla, si dimena in direzioni incontrollabili, in un caleidoscopio di incubi e pentimento, e i Pogues cantano ancora più forte il risentimento del vostro stomaco, stavolta davvero messo a dura prova, quindi vi fermate: stop; basta; time out, baby.
Piano, misurando i movimenti, vi mettete a sedere sul ciglio del letto.
Spalancate gli occhi e li richiudete strizzandoli forte.
La testa tra le mani – c’è chi ne ricaverà, qualche secondo dopo, un piccolo suicidio tricotico.
Respirate forte, cercando di ricacciare la maledizione del giorno dopo.
La pupilla si adatta piano alla penombra, scruta timida nell’ombra e plana di sbieco su un particolare dritto in fondo alla prospettiva. Cogliete una forma strana e scura, là in fondo. Vi assomiglia e segue ogni vostro movimento, come quasi fosse in grado di indovinarvi il pensiero. E mentre la guardate con sospettoso rispetto, notate che indossa un paio di occhiaie Grucci all’ultimo grido.