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è successo di nuovo


[pubblicato su facebook il 26-ott-2020] 

Regaz, poteva essere una giornata come molte altre. Infatti pioveva di brutto. 

Mi trovavo seduto in una specie di saloon davanti a un intimo comizio di signori dall’aria distinta. Nonostante le maschere a metà volto, riuscivo a distinguerli piuttosto bene. Li conoscevo quel tanto che bastava a leggergli in quelle maledette pupille di piombo ogni pensiero, peccato e opinione che gli strillava nella scatola cranica. 

Il Vostro Devotissimo aveva da poco finito di cantargliene quattro con una performance oratoria niente affatto male: 20 minuti di verità e scienze condite a polvere da sparo, dosi generose di pallottole temperate per ogni loro controproiettile scagliato a mezz’aria - se capite cosa intendo. 

Quello davanti a me se ne stava con le gambe aperte più del porto di Lampedusa, lo sguardo di sbieco a metà tra torcicollo e Clint Eastwood e la mano destra appoggiata sulla coscia, come a domare una fondina troppo irrequieta per essere solo lunedì mattina. Il Sindaco, in terza fila, aveva l’aria sicura e soddisfatta di chi sapeva di aver puntato sulla canna giusta: fiducia ripagata, recitava il verdetto, e quel che più conta malloppo garantito. A fianco a lui il Presidente resisteva agli spifferi che esalavano dalle assai marce del saloon dedicandomi lo sguardo fiero d’ammirazione e di quel che si direbbe lode. Insomma, non si può dire che il Vostro Devotissimo avesse tradito le aspettative. Il clima andava distendendosi e dal cielo continuavano a cadere gocce grosse come il raffreddore di uno stramaledetto elefante. 

In quel mentre, il saloon ci informò che era tempo di pausa pranzo, assorbendo con un miracolo d’aspirazione alla Dyson il piccolo capannello di gauchos e caballeros che fino ad allora ci aveva fatto da pubblico. 

- Ebbene, hombre - esclama il presidente - il verdetto mi pare chiaro.

- Ebbene, caballero - gli rispondo infilzandogli le mie pupille nelle palle nere dei suoi occhi - qual è il mio destino, devo cercare nuove strade?

- Strade? Dove stiamo andando non c'è bisogno di strade! 

Un flash. Poi un boato fortissimo, come avesse preso fuoco l’intero deposito di munizioni del vecchio Tim - che mi cresca un fiume di zanzare nel culo se non è il più grosso e maestoso di tutto l’ovest conosciuto e sconosciuto.

D’un tratto mi trovo in un’aula universitaria. Davanti a me un pugno di persone dall’aspetto serio e professionale. Ben vestite. Hanno l’aria di chi sta per svelarmi qualcosa che non so - ma non scorgo ombre né malignità nei loro occhi, anzi. 

- Ebbene - dice uno di quelli con un sorriso (lo intuisco) presidenziale.

- Ebbene, mi dica - gli rispondo mentre il sangue mi si ghiaccia.

- Buongiorno, Doc.

Grande Giove, è successo di nuovo.

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