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Nella mente del delatore: paura, gossip e obbedienza

 


Chiudetevi in casa, sono tornati i delatori. Le nuove ondate di contagi hanno spinto i Governi di tutto il mondo a disporre nuove restrizioni alla vita sociale. Stop alle serate nei pub, niente incontri nelle piazze e nemmeno in pizzeria. Drastico? Non a sufficienza, la politica lo sa bene. Perché risultino efficaci, le nuove regole devono essere applicate anche nel privato. E se occhi e orecchie della politica devono rimanere sullo zerbino, bisogna trovare un nuovo modo per vigilare sull'obbedienza. Chiamateli delatori, vigili da balcone, informatori: sono il mezzo più subdolo della nuova sorveglianza globale, e sono dappertutto.


Uno sceriffo senza pistole

Il delatore è una via di mezzo tra un pettegolo e un informatore. È una persona che non si limita a biasimare un comportamento scorretto. Percepisce la necessità di denunciarlo, ma non alla persona stessa o alla propria cerchia sociale. Alla polizia. È figlio della paura e dell'obbedienza: guarda con ammirazione e un po' di invidia lo sceriffo, ma non ha fondine per le pistole né un bavero al quale appendere la stella. Il suo concetto di responsabilità è sempre proiettato all'esterno, mentre nel merito si specchia da capo a piedi. Il delatore è il falso eroe che la società occidentale merita, ma non quello di cui ha bisogno adesso. Il delatore è Mr. Satan.


Oltre il pettegolezzo

La figura è così complessa che sfugge al concetto di pettegolezzo. Nella prospettiva evoluzionistica, il gossip è una delle conseguenze naturali di un cervello grosso come quello degli umani. Come molte specie su questo pianeta, anche l'uomo si è coalizzato in gruppi per sopravvivere ai predatori. Ma più numerosi diventavano i gruppi, più era difficile mantenere il rapporto di fiducia e la coesione interna. Parlare degli altri membri – di ciò che succedeva davanti agli occhi e dietro le spalle – serviva esattamente a questo: scambiare informazioni per controllare i confini e verificare le alleanze. A distanza di migliaia di anni la sua funzione sembra intatta: in uno studio recente è stato osservato che durante il pettegolezzo il cervello secerne ossitocina – l'ormone che favorisce le relazioni e i rapporti sociali.

Il gossip è selettivo

Il gossip è la seconda forma di comunicazione più diffusa – dopo il parlare di sé. Consiste nel riferire una valutazione di una persona che non è presente. Numerose ricerche hanno mostrato che il più delle volte le persone spettegolano per scambiarsi informazioni e per puro divertimento. Ma non con tutti: ha senso farlo con i pari, per mantenere il sostegno reciproco, o con chi ha più potere o uno status più elevato, per influenzare. All'interno di un gruppo o di una comunità, la funzione del gossip è quella di mantenere la coesione: il bersaglio, spesso, è chi infrange le regole del gruppo o il pensiero dominante. Vi ricorda nulla l'ostilità contro i runner, questa primavera?


La lealtà alle istituzioni

Chiunque tra marzo e aprile sia uscito di casa per scopi diversi da salute, spesa e lavoro probabilmente ricorda ancora quella sensazione di condanna, di anima corrotta, quando alla finestra si scostavano le tende per lasciar posto a due occhi carichi d'odio e di sospetto, e il timore della segnalazione alla polizia – per quale peccato, poi, chissà. Nei paesi anglofoni si chiama snitch, spione. La ricerca scientifica ha indagato a fondo motivazioni e dinamiche degli informatori. In una situazione in cui il controllo sociale è affidato ai pari e sfugge all'istituzione – lo Stato, la polizia ecc. – la lealtà all'istituzione prevale su quella alle persone.


Il cortocircuito sociale

Eppure la società odia gli spioni. Non solo per una questione di fiducia. Studi sul comportamento degli informatori, e sulle implicazioni etiche, mostrano un cortocircuito più ampio: incoraggiando le persone a spiare i propri vicini, le istituzioni invitano le persone a tradire il codice fiduciario su cui si basa la cooperazione e il senso di comunità, incoraggiando invece la sottomissione alla legge. Nei casi più eclatanti – dal caso Snowden ai Panama papers – si parla addirittura di “dilemma della democrazia”, perché la scelta tra “verità” e appartenenza induce la società a riflettere sui concetti di lealtà, solidarietà e giustizia.

Oltre la soffiata

Ma il delatore non è così raffinato, e sfugge anche al concetto di soffiata – che, nella ricerca in ambito socioeconomico e organizzativo è chiamato whistleblowing, letteralmente spifferata, o segnalazione di illeciti. Secondo i ricercatori, alla base della soffiata c'è la scelta tra giustizia e lealtà al gruppo (all'azienda, alla comunità, ecc.). Lo spifferatore vive il disagio di sentirsi parte del gruppo e, al tempo stesso, delle vittime di quel comportamento sbagliato che intende segnalare. Di conseguenza si rivolge ad un'entità esterna che reputa in grado di sanzionare la violazione, che dall'interno, altrimenti, sarebbe rimasta impunita. È un atteggiamento, questo, che trova terreno fertile soprattutto nelle società individualiste, mentre è molto più raro in quelle collettiviste.


Un pavido coprotagonista

In un'ottica narrativa, l'anatomia del delatore è complessa e critica. È un personaggio secondario con ambizioni irrisolvibili. Non ha l'etica di un giornalista investigativo ma nemmeno la genuinità di una portinaia annoiata. In questa pandemia, è l'aiutante frustrato di un protagonista in cerca di coraggio. Si presenta come volontario in un'operazione di spionaggio, rischiando però di ricalcare pregiudizi e complicare il compito delle forze dell'ordine. Quanto al suo ruolo sociale, non può che essere una vittima. La nuova normalità è fatta di distanziamento sociale e relazioni rarefatte. Eppure non siamo fatti per stare da soli, e questo ci richiede maggiori energie per affrontare il quotidiano. Tutti i dispositivi di governo che promuovono comportamenti ultrazelanti e divisione sociale vanno nella direzione opposta a quella necessaria. La soluzione non sta nell'aumentare la sorveglianza – l'appello che giunge dal Canada – quanto nella promozione di comportamenti pro-sociali: educazione, coesione sociale, fiducia nella scienza e nella salute pubblica, e partecipazione alla tutela della salute di tutti.


Materiale e documenti consultati:

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