"...un successo si verifica quando la persona è abile, si impegna e – possibilmente – ha la sorte dalla sua.
Per l'insuccesso basta invece che uno solo di questi fattori venga meno".
[da: Idioti: parte dai social la conquista del mondo]
Da qualche tempo sui social – e in particolar modo su LinkedIn – riverbera il ritornello per cui il segreto del successo è la fiducia in se stessi. Secondo i guru della motivazione, se non hai il lavoro dei tuoi sogni è perché chi ti ha scartato non ha saputo riconoscere il tuo valore. Come succede ai “normali”, è successo anche a professionisti. Qui di seguito, propongo quattro storie ricopiate pari-pari dai social network, dove hanno spopolato.
- Sylvester Stallone: prima del successo si ritrovò così disperato da vendere il suo cane a uno sconosciuto per 25$ per comprarsi da mangiare. Riuscì con orgoglio a ricomprarlo grazie a Rocky, per 15mila dollari affermando che “valeva ogni singolo penny!".
- Michael Jordan: rifiutato dagli allenatori perché considerato troppo basso e respinto anche dalla squadra di basket del liceo; Jordan non si perse mai d’animo e la sua tenacia non tardò a farlo emergere.
- Albert Einstein: non pronunciò parola fino a 4 anni e non lesse fino a 7. Considerato ritardato dai genitori e dai professori, fu espulso da scuola e gli venne negato l’accesso al Politecnico di Zurigo. Oggi è considerato un "genio" e ha cambiato il mondo con le sue scoperte.
- Steven Spielberg: uno dei più grandi registi del nostro tempo, che ci ha dato pellicole come Lo squalo, Jurassic Park, Salvate il soldato Ryan e diverse altre. Sembra incredibile che sia stato respinto dalla School of Cinema Arts della California – non una, ma due volte.
A scriverlo mi sembra ancora più stupido che a pensarlo: alla base di queste storie c'è l'idea che ognuno possa arrivare al successo, e che basti non arrendersi mai. Strepitosa falsità. Di seguito, i miei quattro step per preservare la salute mentale e non dannarsi l'anima.
1) Fiutare l'impostura
Storie come queste pretendono di tracciare un parallelo tra chi ce l'ha fatta e chi non ancora. La base comune è l'esperienza del fallimento o del mancato riconoscimento. Il sottotesto implicito è che ogni storia straordinaria getta le radici nell'umanità, nell'imperfezione. Da qui gli imbonitori costruiscono il sillogismo: i più grandi spesso sono stati incompresi, quindi anche tu, se non ti senti riconosciuto, puoi arrivare al successo. Ciò che i prestigiatori della motivazione nascondono è il baratro che distingue i percorsi comuni da quelli straordinari, dove sta la vera base del successo. Partiamo dagli esempi appena proposti:
- La vita di Stallone non è sempre stata semplice. Tuttavia, ha studiato a fondo la recitazione e l'arte teatrale, dalla scuola al college, passando per corsi di recitazione anche prestigiosi. Ha scritto palate di sceneggiature e svolto centinaia di provini. Ha lavorato indubbiamente sodo.
- Chiunque abbia messo piede su questa terra ha probabilmente sentito parlare di Michael Jordan. Già nell'adolescenza raggiunse ottimi risultati in tutti gli sport praticati, dal baseball al football, fino alla basket. Nell'anno del famoso “rifiuto”, nemmeno avvenuto per incapacità del coach, His Airness era comunque considerato “il liceale d'America più promettente”. Ancora adolescente, dopo la mancata promozione in prima squadra si allenò ancora di più. Il resto, come si suol dire, è storia.
- Einstein, delizia degli autori del web. Considerato geniale fin dall'infanzia, e dotato di una comprensione matematica fuori dal comune, si vide rifiutare l'accesso al Politecnico di Zurigo. Il motivo: era al di sotto dell'età legale per l'ingresso. La carriera e la produzione scientifica che sviluppò non lasciano dubbi in merito al tenore delle sue capacità.
- Spielberg. Già da bambino si dilettava con brevi filmati. A 11 anni girò il suo primo cortometraggio, altri si aggiunsero negli anni successivi. Viene respinto dalla University of Southern California; ciò nonostante, frequentò l'università, si intrufolò più volte negli Universal Studios di nascosto, dove poi venne assunto. A 22 anni proiettò il suo primo cortometraggio. Vivacità e intraprendenza al di là dell'ordinario.
2) Svelare il trucco
È fuori discussione che senza fiducia nei propri mezzi nessuna di queste celebrità, probabilmente, sarebbe mai arrivata all'apice del successo. Ma ciò – per dirla con una metafora – non è che che la punta del famigerato iceberg: nel naufragio del Titanic il merito va senza dubbio alle banchine di ghiaccio che aprirono squarci nella murata d'acciaio del transatlantico, invisibili agli occhi dei più.
Dietro al successo di Stallone & co si celano quei segreti che davvero fanno la differenza. Si tratta di talento e perseveranza. I life coach dell'ultima ora lo sanno bene. Il trucco da prestigiatore è sviare l'attenzione dell'osservatore – e possibilmente rifilargli un inutile corso online da qualche centinaia di euro. Di esempi di persone partite “dal basso” la storia è fitta. Quelle persone, a differenza di altre, avevano un dono, una marcia in più, chi il talento, chi la tenacia nel perseverare, chi l'astuzia o la fortuna. Questi sono i veri segreti, che ai più non sono dati. Si tratta di doni rari e difficili da coltivare: il merito non sta nel possesso, ma nel riconoscerli e metterli a frutto.
3) Riconoscere il privilegio
Tornando agli umani, LinkedIn è una vetrina molto interessante. Esibisce carriere invidiabili, alcune sfolgoranti e altre coltivate nel tempo. Osservandole da vicino, viene l'idea che gli affermati abbiano doti straordinarie – e in alcuni casi sarà pur certamente vero.
Molto più spesso le carriere dei professionisti “di rango” sono percorsi normali con un punto di svolta. È lì, nel momento che precede la magia, che bisogna accendere i riflettore. A volte il duro lavoro paga. Ma senza la giusta rete di agganci e di conoscenze dirette e indirette; senza i denari (copiosi) per quel master professionalizzante che garantisce l'accesso a tirocini privilegiati; senza innate doti cognitive o creative per accaparrarsi quella borsa di studio; senza la stabilità economica e familiare che consente di affrontare il salto senza pensare al vuoto sotto; senza l'accesso alle informazioni, la capacità di leggere tempi e circostanze; senza tutto questo, ciò che rimane è una spiegazione a metà, la banale evidenza dei fatti: una carriera riuscita, un lavoro da favola, un percorso invidiabile, una speranza per tutti. La verità è che il trucco c'è sempre, soprattutto quando non si vede.
4) Prevenire la frustrazione
Ciò che la ricerca scientifica evidenzia da anni è che il comportamento e la personalità sono frutto tanto di variabili genomiche quanto di quelle psicologiche. Già questo lascerebbe pensare che porsi un obiettivo, credere in se stessi e lavorare duro non sia sufficiente. Volere non è potere. È un'illusione. E l'illusione è il più potente precursore della frustrazione. Il problema è che delle false speranze abbiamo così tanto bisogno da avergli persino affibbiato una definizione: miracoli. Che lo si voglia ammettere, oppure no, un fatto che non può accadere, semplicemente, non accadrà; al contrario, qualsiasi fatto altamente improbabile ha una pur minima possibilità di verificarsi. Questo per dire che ci sono limiti oltre i quali non ci possiamo spingere. Credere in sé è solo il primo dei requisiti per accendere il motore e provare, ma quasi mai rima con successo.
Credo con forza nella bellezza della fantasia, ma sostengo strenuamente anche la necessità di razionalizzare. Di tutte le storie che si possono trovare nel web, una in particolare continua ad incuriosirmi. Una di quelle che, per quanto mi sforzi, non riesco a smontare: ha uno snodo così affascinante e intrigante che ogni volta mi faccio prendere e mi abbandono a sognare. È la storia di un ragazzotto di Milano che è passato dagli stornelli sulle navi da crociera alla presidenza del Consiglio dei ministri... Ma questa, forse, è un'altra fiaba.
Immagine di copertina: mohamed_hassan @ PixaBay
