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Il segreto di parallasse: guida definitiva alla scienza dei regali (parte 2)


Prologo: questo post è diviso in due parti: la prima – a questo link – è un preambolo pseudo-autobiografico, un incipit da record al più ampio tema della scienza dei regali; la seconda – questa  è un contributo dalle velleità divulgative che propone ricerche scientifiche, autorevoli pareri & esclusivissimi segreti di babbo natale sulla incredibile arte del dono, per cavarvi d'impaccio alle porte di dicembre e passare, finalmente, da gonzi a ganzi.


Possiamo metterla in questi termini: se davvero tenete a una persona, eviterete con cura di regalargli qualcosa di incredibilmente banale, inutile, costoso, di scarsa qualità, per nulla azzeccato o incoerente con i suoi interessi. Fatto questo, avrete tra le mani il regalo perfetto. Perché sì: esiste ed è oggetto di studio da quasi un secolo. Qui di seguito riporto una sintetica dissertazione sulla scienza dei regali, con spunti e trucchetti utili tanto ai dilettanti del regalo quanto ai sostituti di babbo natale. Partiamo dall'inizio. (Ai soliti pigroni che non hanno tempo e sbattimento: potete saltare al penultimo paragrafo, e vergognarvi).


Un fatto di reciprocità

Le scienze sociali hanno messo in chiaro che non c'è dono senza reciprocità. Nelle culture occidentali le occasioni per scambiarsi regali sono numerose – compleanni, anniversari, feste istituzionali, ma anche battute d'arresto, momenti di sconforto e lutti – sia in pubblico sia in privato. Altre culture prevedono invece solo rari momenti, codificati secondo regole e rigidi rituali – un esempio è il Kula nelle isole Trobriand. La ricerca in campo etologico ha mostrato che la specie umana non è l'unica capace di comportamenti di reciprocità, ma è quella che più di ogni altra l'ha sviluppata per aumentare altruismo e cooperazione, quindi le proprie possibilità di sopravvivenza.


Il veleno della società

Rispondere positivamente a un'azione positiva, o essere reciproci, non basta però a migliorare la società. A seconda del contesto, Fiske definisce quattro tipi di relazione: basate sul senso di comunità; sull'uguaglianza; sui ceti e sull'autorità; sui prezzi di mercato. Negli ultimi due, lo scambio di regali rappresenta l'ostentazione del proprio status, il potere, oppure un mero affare. Il vecchio detto inuit per cui “con i doni si rende schiavi” è un esempio di come i regali possano umiliare o assoggettare chi non può permettersi di contraccambiare. (Ad esempio, possiamo pensare alle opere di compensazione – ciclabili, passerelle pedonali, interventi di riqualificazione – spesso realizzate da importanti società private, a fronte della cessione di aree pubbliche). Non è un caso che, fino a qualche secolo fa, il termine gift – regalo, in inglese – in lingua tedesca indicasse il veleno.


Lo spirito del regalo

Allora, perché ci facciamo regali? Meglio: cosa nasconde il regalo? A seconda dell'intenzione e del contesto, la ricerca scientifica ha individuato alcune spiegazioni:

  • altruismo: per comunicare sentimenti positivi – amore, amicizia, ecc.;
  • insicurezza: per rinsaldare una relazione considerata importante ma instabile;
  • prestigio: esibire opulenza e potere, distinguendosi con regali sfarzosi e abbondanti;
  • ostilità: mostrare superiorità, ad esempio con un dono a una persona che ci ha trattati male;
  • reciprocità: guidato dall'aspettativa che il gesto venga contraccambiato;
  • manipolazione: influenzare o corrompere una persona per interessi personali.


Il dono nel corteggiamento

Secondo la psicologia evolutiva, il dono è un fenomeno universale che potrebbe essersi evoluto a partire da uno tra i seguenti ambiti: altruismo di parentela, altruismo di reciprocità o selezione del partner. Nella letteratura psicologica, il dono è sempre stato appannaggio femminile. Sorprendentemente – ma solo fino a un certo punto – c'è una solo sfera in cui l'uomo, in quanto a regali, primeggia, ed è il corteggiamento. In questo ambito l'uomo sfoggia un uso tattico del regalo, atto ad ancorare la relazione sia nel breve sia nel lungo termine. Benché la femmina ne sia perfettamente cosciente, le ricerche mostrano che il maschio non ha ancora imparato ad interpretare i segnali né a calibrare le proprie percezioni al riguardo. Questa apparente superficialità maschile si riflette in uno studio del 2008: di fronte ad un pessimo regalo l'uomo perde fiducia nella relazione, nelle caratteristiche in comune, mentre le donne risultano in grado di placare il sentimento negativo e proteggere la relazione.


La miopia del generoso

Calma, però: circoscrivere il problema al cromosoma Y è un errore. In fatto di regali, sbagliare è facilissimo, soprattutto per il donatore. E questo per via del pregiudizio che lo guida, che potremmo definire “miopia del generoso”. Si tratta della tendenza a preferire – senza motivo – regali che il donatore ritiene desiderabili, immediati e completi anche se di minore qualità (la gallina spennata oggi piuttosto che l'uovo d'oro domani), tangibili, sorprese costose e uniche, meglio ancora se sostenibili. Ahilui, le ricerche mostrano che quando non si strugge per la difficoltà nel capire i desideri del destinatario, non si rivela in grado di identificare accuratamente i gusti dei suoi pari, o peggio ancora non si accorge del proprio difetto di prospettiva – non centrato ciò che piace all'altro, ma su ciò che a lui piacerebbe se fosse l'altro.


L'ascetismo mondano del destinatario

Al contrario, dalla punto di vista del destinatario la via per la felicità incrocia concretezza e qualità. Il regalo migliore è spesso quello utile o utilizzabile – non appariscente o “desiderabile” – meglio ancora se si tratta di un'esperienza (una cena, un viaggio, un'attività). Non solo: è preferibile evitare sorprese e concentrarsi su qualcosa di esplicitamente desiderato e richiesto – questo, sì, segno di premura e attenzione. Nell'ottica del destinatario il prezzo non ha valore: ciò che conta è che il regalo intercetti e rifletta i propri interessi. Il tentativo di regalare qualcosa che simboleggi la relazione va bene solo se la conoscenza del partner è profonda e solida: errori o stravaganze nell'interpretazione delle preferenze possono portare ad incomprensioni tossiche.


Il segreto di parallasse

In definitiva, per fare ottimi regali non si può fare a meno della scienza. Due principi scientifici in particolar modo tornano necessari. Il primo è l'avalutatività: sbarazzatevi dei vostri giudizi sul bello e il desiderabile; avete torto marcio. Il secondo è l'errore di parallasse, per cui la misurazione  di ogni cosa cambia a seconda del punto di osservazione adottato; la soluzione sta nell'allinearsi, nell'adottare la stessa prospettiva del destinatario.

Come spiega il paper firmato da Yang e Galak nel 2015, il segreto non sta nell'oggetto in sé o nella sua utilità, ma nella preziosità che gli associamo: maggiore è il suo valore sentimentale – il legame ad eventi e persone speciali – più il piacere legato al suo utilizzo durerà nel tempo.



Trick super-segreto di babbo natale: più l'incartamento è curato, più l'aspettativa si alza ed è difficile soddisfarla. Quindi: mise scialla per gli amici, e ornamenti di prima classe solo per colleghi e conoscenti - il focus ricadrà sul rapporto che vi lega e non sul regalo in sé. [ai malfidenti: è scienza, dico davvero]


Immagine di copertina: Radoan Tanvir @ Pixabay.


Materiale e documenti consultati:






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