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HR e mercato del lavoro: dal job hopping al job hoping

Glassdoor (Getty Images) - Autore: Hemera Technologies - Copyright: Hemera Technologies


[post originale pubblicato su LinkedIn, 22 novembre 2019: HR E MERCATO DEL LAVORO - dal job hopping a job hoping]

“Guardi quanti lavori ha cambiato. Perché me lo dovrei portare in azienda?”.

Chi si occupa di ricerca e selezione nelle società di servizi se lo sente dire tutti i giorni. È una litania stanca ma gettonatissima. Di fronte ad un curriculum con un turnover vivace l'azienda si ritrae. Tituba di fronte al candidato, agita gli spettri dell'inaffidabilità e dell'investimento a vuoto. Ma dietro il punto di domanda spesso si cela il pregiudizio.

Nella sua accezione più “nobile” questo topo di turnover prende il nome di job hopping. Tradotto letteralmente diventerebbe il salto continuo da un posto di lavoro all'alto. È spesso associato a professionisti e talenti con forti competenze e capacità, che fanno leva sulla fluidità del mercato per procacciarsi salari più alti e ambienti di lavoro più allineati ai propri modi d'essere. Nelle economie più sviluppate il posto di lavoro eterno è un concetto desueto. I dati del Bureau of Labor Statistics (1) indicano che negli USA i baby boomers – cioè i nati tra il '45 e il '64 – nella loro carriera hanno cambiato circa 12 posti di lavoro; la carriera è molto più mobile per i millenials (nati tra l'81 e il '96): dai 18 ai 28 anni si cambiano in media 7 posti di lavoro. Questo è particolarmente vero per le società con un basso tasso di disoccupazione e un mercato piuttosto flessibile, e si acuisce nelle realtà ad altro tasso di crescita: le carriere in Google e Facebook durano nella maggior parte dei casi due anni (2), poco meno della metà della durata del matrimonio standard tra lavoratori ed aziende generiche (3). Il problema, almeno per le organizzazioni che hanno a cuore il proprio business, è quando ad andarsene sono i talenti o figure che rivestono ruoli critici o fondamentali. Se così fosse, il discorso riguarderebbe solo una piccola fetta di lavoratori.

Questa “nuova tendenza americana” (4) parrebbe si stia diffondendo a tal punto da diventare “una pratica molto in voga” (5). Nel Villaggio globale [McLuhan, 1964] le mode attraversano gli oceani. Dagli USA all'Italia, i percorsi di carriera tendono a slegarsi progressivamente dalla gavetta tradizionale. Il percorso per arrivare a un rapporto di lavoro stabile è impervio: stage, tempo determinato, apprendistato, poi il sogno di un contratto a tempo indeterminato prima che la riorganizzazione aziendale azzeri di nuovo il contatore. L'azienda chiede fiducia, ma non sempre riesce a contraccambiare le aspettative del lavoratore – men che meno quando ha che fare con un giovane sovra-qualificato (6). Alcuni tra i più ambiziosi hanno trovato la soluzione giocando con le stesse carte del datore di lavoro: sfruttando la concorrenza. A volte basta un salto (hop!) nel giardino a fianco per trovare un ambiente più confortevole, uno stagno più attraente.

Ad uno sguardo più attento, l'immagine dei Millensials e della Generazione Z come rospi occupazionali sembra però rispondere ad uno stereotipo, più che a un dato di fatto: le informazioni sui percorsi di carriera dei giovani under 30 negli ultimi 4 decenni presentano molte somiglianze (7). Crollano le motivazioni artefatte, si ritraggono le dita puntate sui tratti generazionali dei lavoratori più giovani. Alla cultura giovanile della soddisfazione immediata si somma la comodità aziendale del contratto a tempo determinato, nato per migliorare la situazione occupazionale e (forse) finito per trasformarla. È il noto strabismo aziendale: un occhio promette di convolare all'indeterminato, l'altro si strizza al facile adulterio del mille e una proroga. In questo bipolarismo, la somministrazione gioca un ruolo fondamentale nel mediare e tutelare gli interessi dei contraenti.

Rispetto al secondo dopoguerra l'accesso al mercato del lavoro è molto più precario (8). “Le occupazioni instabili – scrive Reyneri, sociologo ed esperto di mercato del lavoro – sono andate crescendo non soltanto nella fase di ingresso dei giovani nel mercato del lavoro, ma anche nel momento cruciale che dovrebbe segnare il loro passaggio alla vita adulta” [la transizione alla fase di giovani-adulti, nda]. Nuove forme giuridiche ed organizzative e nuove consuetudini hanno reso il mercato più flessibile, più instabile – spesso sostituito con il termine precario. “La fine del posto fisso è da qualche anno diventata parte importante del discorso pubblico sul mercato del lavoro […] è certo, in ogni caso, che l'incertezza del lavoro e del reddito costringe i giovani a un continuo rinvio delle decisioni cruciali per la vita, dallo sposarsi ad avere figli, e rischia di distruggere la loro capacità di fare progetti per il futuro, confinandoli nel limbo di un'infinita adolescenza”.

Alcune prospettive su cui fondare la propria identità vengono meno. Le biografie, non soltanto quelle lavorative, stanno subendo un percorso di ricostruzione tramite nuovi cardini e nuovi schemi interpretativi. Anche il mercato del lavoro si adegua a sua volta, accentuando la domanda di risorse just-in-time. Chi decide – o può permettersi – di non stare al gioco rimanda l'entrata nel mercato del lavoro, aspettando occasioni propizie od occupazioni stabili. Altri, invece, si trovano ad assecondare le esigenze del momento, in ruoli e mansioni anche distanti dalle propri piani di vita, saltando da un'opportunità all'altra senza grandi prospettive di crescita o di sviluppo.

Il più delle volte bisognerebbe rispondere così a chi dubita di curriculum “fitti” di esperienze. Quelle volte, sarebbe bello che accettassero la sfida, “perché, al di là dell'apparenza, potrebbe davvero fare al caso vostro”.


NOTE:

(1) https://www.bls.gov/news.release/nlsyth.nr0.htm

(2) https://www.paysa.com/blog/wp-content/uploads/2017/07/DisruptorsA8.png

(3) https://www.bls.gov/news.release/pdf/tenure.pdf

(4) http://www.ansa.it/canale_lifestyle/notizie/societa_diritti/2018/09/20/job-hopping-tendenza-millennials-cambiare-lavoro-spesso-motiva-e-riduce-lo-stress-_542232cc-29f3-43f4-8c93-83629302bc27.html

(5) https://www.inhrgroup.it/2019/10/10/job-hopping-e-millennials-cambiare-lavoro-spesso-riduce-lo-stress-e-aiuta-a-fare-carriera/

(6) https://www.ilsole24ore.com/art/perche-giovani-fanno-fatica-trovare-lavoro-italia-AESVfiKH

(7) https://www.ft.com/content/7ea294c0-fbd4-11e9-a354-36acbbb0d9b6

(8) Il paragrafo seguente si rifà alle analisi e alle considerazioni esplicitate in Reyneri, E. (2011), Sociologia del mercato del lavoro, vol.II, par. 7, Il Mulino

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